A un certo punto ho preso a mollare gli ormeggi, una figurazione un po' usurata, lo ammetto, ma scioglievo i legami con le altre persone, proprio così, tuttalpiù potrei prendermela con la corrente, tanto per seguitare con le metafore scadenti. Cioè, se tiro via l'ormeggio ma non c'è corrente, rimango comunque vicino all'approdo, ecco, galleggio là vicino e non faccio neanche un metro. Invece se c'è corrente mi ritrovo lontano, e se voglio farmi trasportare va bene, spostarmi, andarmene, ma se invece rimango attaccato alla terra con la memoria, allora la cosa si fa divertente. No, non divertente, ma grottesca sì. Quindi non posso prendermi tutte le colpe del fatto che, a un certo punto, sono rimasto piuttosto isolato, perché un filo di corrente c'è sempre; non direi che sono rimasto solo, sono poche le persone che riescono a rimanere del tutto, assolutamente sole. Non so cosa farei in quel caso, il pensiero dell'assoluta solitudine mi spaventa un bel po'. Il mio ideale, piuttosto fiacco, è sempre stato quello di una moderata esposizione all'altro, seguita da una solitudine a tempo determinato, a progetto insomma, che mi consentisse di ricordare, piangermi addosso, struggermi nella memoria dei tempi andati, anche se questi tempi andati erano passati da non più di dieci minuti.
La verità è che sono uno specialista del ricordo. Riesco a mettere nei ricordi fatti che stanno avvenendo. Non è difficile, basta pensare "tutto questo non accadrà più, questa è l'unica volta che ecc.ecc." ed ecco che consumo un presenticidio, ammazzo il presente. Mi capita spesso d'essere in mezzo a persone con cui sto parlando, scherzando, ed ecco che col pensiero mi distacco da loro, dal luogo dove siamo, dalle parole che stiamo dicendo e penso "tutto questo sta avvenendo un'unica volta, non devo perderlo!", ma per trattenerlo nella memoria, in sostanza, divento uno scrittore. Beh, uno scrittore no, diciamo la verità, insomma, divento piuttosto un piccolo lagnoso cantore dei tempi andati. Occorrerebbe più sincerità, l'ho sentito dire, ma è una pia illusione, dire la verità significa in realtà ammazzare qualcuno mentendo, far fuori il presente a suon di bugie, e il libro così ottenuto diventa solo una sonora pernacchia al divenire. Anche questo blog, potrei cambiare tutti i post, ma qualcosa di scritto resta sempre, non faccio altro qui che attaccare parole alla parete, perché alla fine la scrittura occupa sempre un po' più di spazio del silenzio.
Mi piace ricordare dunque. Non ho però una grande memoria, dimentico molte cose di cui conservo solo dei lembi strappati, delle visioni fugaci, un po' come fosse materiale di un sogno. E la verità, lo ripeto, è qualcosa che non si può dire nemmeno di se stessi, figuriamoci del mondo, così tutto si fa confuso. Come si fa a scrivere di questa confusione? Occorre inventare, altro che verità, trovare delle soluzioni di continuità paracule, fare dei rammendi, trovare un senso (questa poi, trovare un senso!), una logica del ricordo. A volte le sogno le cose come dovrebbero essere (e non sono mai state né mai saranno) e ne ricavo preziosi insegnamenti.
Ricordo che mi piaceva una ragazza, tanti anni fa, mi piaceva sul serio, da impazzire, avrei fatto di tutto per lei, che invece proprio non ne voleva sapere. Io non mi rassegnavo, mi chiedevo cosa potevo fare per riuscirci. Credevo addirittura che un particolare gesto, una diversa posizione degli astri, o un colpo formidabile di culo mi avrebbero garantito il suo amore, e devo ammettere che mi è stato quasi impossibile, in tutta la mia vita, essere più imbecille che in quel periodo. Oltretutto non ne azzeccavo una, dicevo frasi infelici al momento sbagliato, ero scostante quando lei manifestava un'ombra di interesse nei miei riguardi, addirittura la tradivo senza starci insieme (è una raffinata tecnica che fallisce sempre, alimenta false speranze, ma permette una sterile vendetta contro l'essere infelicemente amato). Ero dunque diventato superstizioso e... Ecco, sto diventando noioso, scusatemi, ma è questo vizio di ricordare che mi fa fare queste brutte figure.
E' strano, ma dall'amore impossibile per quella ragazza sono guarito una notte, in cui ho fatto un sogno, un sogno davvero affascinante. Lei era esageratamente bella, ancor più di quanto fosse in realtà - sì, al tempo mi innamoravo quasi esclusivamente della bellezza, e quindi si può ben dire che mi meritassi tali sventure affettive - e io ero una sorta di semidio, ah ah, mi viene da ridere, ma nel sogno era davvero così, perfetto, e questa perfezione si riverberava in un'incredibile carica seduttiva che proiettavo, come un raggio possente, su di lei. Che non mi cagava per niente. Quando mi sono svegliato ero perfettamente cosciente, la mia mente era limpida come il cielo in una giornata di tramontana, avevo la chiara visione dell'esatto stato di cose. In nessun caso l'avrei conquistata, neppure se fossi davvero stato un semidio. Accidenti, perché non l'avevo capito prima? Idiota! Quel sogno aveva messo tutto a posto, cinque minuti di visioni sconnesse e del mio amore invincibile ed eterno rimanevano solo briciole disseminate sul lenzuolo. Sapete, quei corpuscoli che danno un fastidio d'inferno.
Tutta questa stupida storia d'amore per dire cosa? ah sì, che spesso una logica viene fuori da sé, per caso, e così riesco a mettere insieme ricordi incompatibili, io che amavo, lei che non mi amava, e tra queste piccole incompatibilità stava una tale massa di vita che chissà che fine ha fatto, un sacco di fatti persone e parole che gettavo da parte e di cui saltano fuori pezzi, ogni tanto, come se un relitto che sta sul fondo del mare si sfaldasse e salissero alla superficie pezzi di fasciame, una metrata di cima, e uno come me sta sulla riva e prova a ricomporre una storia. Macché, nessuna ricomposizione, non c'è mai stata nessuna storia, si tratta solo dell'ennesima creazione dal nulla.
