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il blog di mauro de zordo

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martedì, novembre 07, 2006

Un post dove stare

A un certo punto ho preso a mollare gli ormeggi, una figurazione un po' usurata, lo ammetto, ma scioglievo i legami con le altre persone, proprio così, tuttalpiù potrei prendermela con la corrente, tanto per seguitare con le metafore scadenti. Cioè, se tiro via l'ormeggio ma non c'è corrente, rimango comunque vicino all'approdo, ecco, galleggio là vicino e non faccio neanche un metro. Invece se c'è corrente mi ritrovo lontano, e se voglio farmi trasportare va bene, spostarmi, andarmene, ma se invece rimango attaccato alla terra con la memoria, allora la cosa si fa divertente. No, non divertente, ma grottesca sì. Quindi non posso prendermi tutte le colpe del fatto che, a un certo punto, sono rimasto piuttosto isolato, perché un filo di corrente c'è sempre; non direi che sono rimasto solo, sono poche le persone che riescono a rimanere del tutto, assolutamente sole. Non so cosa farei in quel caso, il pensiero dell'assoluta solitudine mi spaventa un bel po'. Il mio ideale, piuttosto fiacco, è sempre stato quello di una moderata esposizione all'altro, seguita da una solitudine a tempo determinato, a progetto insomma, che mi consentisse di ricordare, piangermi addosso, struggermi nella memoria dei tempi andati, anche se questi tempi andati erano passati da non più di dieci minuti.

La verità è che sono uno specialista del ricordo. Riesco a mettere nei ricordi fatti che stanno avvenendo. Non è difficile, basta pensare "tutto questo non accadrà più, questa è l'unica volta che ecc.ecc." ed ecco che consumo un presenticidio, ammazzo il presente. Mi capita spesso d'essere in mezzo a persone con cui sto parlando, scherzando, ed ecco che col pensiero mi distacco da loro, dal luogo dove siamo, dalle parole che stiamo dicendo e penso "tutto questo sta avvenendo un'unica volta, non devo perderlo!", ma per trattenerlo nella memoria, in sostanza, divento uno scrittore. Beh, uno scrittore no, diciamo la verità, insomma, divento piuttosto un piccolo lagnoso cantore dei tempi andati. Occorrerebbe più sincerità, l'ho sentito dire, ma è una pia illusione, dire la verità significa in realtà ammazzare qualcuno mentendo, far fuori il presente a suon di bugie, e il libro così ottenuto diventa solo una sonora pernacchia al divenire. Anche questo blog, potrei cambiare tutti i post, ma qualcosa di scritto resta sempre, non faccio altro qui che attaccare parole alla parete, perché alla fine la scrittura occupa sempre un po' più di spazio del silenzio.

Mi piace ricordare dunque. Non ho però una grande memoria, dimentico molte cose di cui conservo solo dei lembi strappati, delle visioni fugaci, un po' come fosse materiale di un sogno. E la verità, lo ripeto, è qualcosa che non si può dire nemmeno di se stessi, figuriamoci del mondo, così tutto si fa confuso. Come si fa a scrivere di questa confusione? Occorre inventare, altro che verità, trovare delle soluzioni di continuità paracule, fare dei rammendi, trovare un senso (questa poi, trovare un senso!), una logica del ricordo. A volte le sogno le cose come dovrebbero essere (e non sono mai state né mai saranno) e ne ricavo preziosi insegnamenti.

Ricordo che mi piaceva una ragazza, tanti anni fa, mi piaceva sul serio, da impazzire, avrei fatto di tutto per lei, che invece proprio non ne voleva sapere. Io non mi rassegnavo, mi chiedevo cosa potevo fare per riuscirci. Credevo addirittura che un particolare gesto, una diversa posizione degli astri, o un colpo formidabile di culo mi avrebbero garantito il suo amore, e devo ammettere che mi è stato quasi impossibile, in tutta la mia vita, essere più imbecille che in quel periodo. Oltretutto non ne azzeccavo una, dicevo frasi infelici al momento sbagliato, ero scostante quando lei manifestava un'ombra di interesse nei miei riguardi, addirittura la tradivo senza starci insieme (è una raffinata tecnica che fallisce sempre, alimenta false speranze, ma permette una sterile vendetta contro l'essere infelicemente amato). Ero dunque diventato superstizioso e...  Ecco, sto diventando noioso, scusatemi, ma è questo vizio di ricordare che mi fa fare queste brutte figure.

E' strano, ma dall'amore impossibile per quella ragazza sono guarito una notte, in cui ho fatto un sogno, un sogno davvero affascinante. Lei era esageratamente bella, ancor più di quanto fosse in realtà - sì, al tempo mi innamoravo quasi esclusivamente della bellezza, e quindi si può ben dire che mi meritassi tali sventure affettive - e io ero una sorta di semidio, ah ah, mi viene da ridere, ma nel sogno era davvero così, perfetto, e questa perfezione si riverberava in un'incredibile carica seduttiva che proiettavo, come un raggio possente, su di lei. Che non mi cagava per niente. Quando mi sono svegliato ero perfettamente cosciente, la mia mente era limpida come il cielo in una giornata di tramontana, avevo la chiara visione dell'esatto stato di cose. In nessun caso l'avrei conquistata, neppure se fossi davvero stato un semidio. Accidenti, perché non l'avevo capito prima? Idiota! Quel sogno aveva messo tutto a posto, cinque minuti di visioni sconnesse e del mio amore invincibile ed eterno rimanevano solo briciole disseminate sul lenzuolo. Sapete, quei corpuscoli che danno un fastidio d'inferno.

Tutta questa stupida storia d'amore per dire cosa? ah sì, che spesso una logica viene fuori da sé, per caso, e così riesco a mettere insieme ricordi incompatibili, io che amavo, lei che non mi amava, e tra queste piccole incompatibilità stava una tale massa di vita che chissà che fine ha fatto, un sacco di fatti persone e parole che gettavo da parte e di cui saltano fuori pezzi, ogni tanto, come se un relitto che sta sul fondo del mare si sfaldasse e salissero alla superficie pezzi di fasciame, una metrata di cima, e uno come me sta sulla riva e prova a ricomporre una storia. Macché, nessuna ricomposizione, non c'è mai stata nessuna storia, si tratta solo dell'ennesima creazione dal nulla.

postato da: Tez alle ore 19:08 | link | commenti (23)
categorie: donne, diario

Commenti
#1   08 Novembre 2006 - 12:38
 
A me capitò qualcosa di simile, tra i 16 e i 18 anni. M'ero preso una cotta per una tizia. Lei era lusingata dalle mie attenzioni, ma ero un "nerd" e mai e poi mai avrebbe potuto ricambiare. Due anni di struggimenti e di sofferenze. Poi un giorno ho deciso (decidersi, meglio) mi sono deciso a non soffrire più. Avevo 18 anni. Ad un concerto di musica sinfonica, una sera, vedo una violinista bionda, che suona. Mi ricorda qualcuno. La osservo. Somiglia ad una mia amica, ad una compagna di classe. E' un'epifania.

Guardando quella violinista mi accorgo improvvisamente che devo dedicare le mie attenzioni ad un'altra persona. Ora stiamo insieme da 15 anni, e siamo sposati da 3.
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#2   08 Novembre 2006 - 15:05
 
Con mi moglie ci conosciamo da trent'anni, siamo sposati da dodici e stiamo insieme da sei ;)
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#3   08 Novembre 2006 - 19:06
 
dunque...io sto vivendo una cosa simile...Sono esattamente nello stato che tu hai descritto molto bene: non riesco a capacitarmi del fatto che io non le piaccio nemmeno un po'. Anche perché il tutto è complicato da strani atteggiamenti (almeno a mio parere) che non sto qui a ripetere (insomma, credo che a volte faccia un po' la "stronza"; spero se ne renda conto) e dal fatto che viviamo piuttosto lontani; quindi non posso nemmeno farmi un'idea completa della cosa. Credo che il mio desiderio offuschi i miei occhi (mi viene in mente Garcia Lorca: "ragazza(...) cosa vuoi dal mio desiderio?"). Mi sa che ora che cominci a svegliarmi...Forse, dovrò ringraziarti un giorno di questi...
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#4   09 Novembre 2006 - 09:22
 
Nei primi tre capoversi di questo post mi riconosco, romantico di un filosofo che non sei altro!

Abbracci

http://lismor.blogspot.com
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#5   09 Novembre 2006 - 09:44
 
ciao elis, ma tu lasci blog in giro come pollicino (è un modo raffinato di proporre il paradosso di achille e la tartaruga: prima di raggiungerti bisogna entrare in un blog, ma prima di quello in un altro blog e così via) (umh, mi sa che ho avuto una buona intuizione).
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#6   09 Novembre 2006 - 09:46
 
@ TheMadHatter1: sarebbe miracoloso se questo blog finalmente servisse a qualcosa ;)
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#7   09 Novembre 2006 - 12:09
 
sono uno specialista del ricordo / non ho però una grande memoria

è che la memoria è una specie di tessitura di fili già variamente imbrogliati, è che...
non so, tutte le volte che tento di spiegare sta cosa mi guardano come una scema

sono una specialista del ricordo / non ho però una grande memoria

rassegnati, è una tipo di memoria assolutamente inspendibile. Meglio dire: davvero? non mi ricordo. Eppure non riesco a dirla mai, questa semplice frase difensiva o protettiva.

unts
utente anonimo

#8   09 Novembre 2006 - 12:11
 
(bello "una tipo" di memoria...)
sempre io unts
utente anonimo

#9   09 Novembre 2006 - 12:32
 
((quando ti firmi "unts" io leggo, sento, capisco sempre "ants" e ti vedo proprio come una "ant", o come una moltitudine di "ants", parole brulicanti che circolano qua e là))
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#10   09 Novembre 2006 - 13:50
 
ricordo... ma cosa? questo è il problema in fondo (che mette in gioco la valenza ontologica del ricordo). Ho riletto anche io più volte la conclusione che sono uno specialista della memoria ma senza troppa memoria, mi sono chiesto se ci fosse una contraddizione reale e ovviamente no, non c'è, magari si potrebbe dire che sono uno specialista del (poco) ricordo che trattengo, ma le cose non funzionano esattamente così. Stamattina raccontavo a un'amica il post, il fatto che quel sogno antico mi abbia per così dire guarito da una malattia, e lei mi ha raccontato un suo sogno (un sogno porno-esoterico, ah ah) del quale s'era completamente scordata. Il mio racconto fa fatto vibrare una parte della sua tessitura (il nostro intero retroterreno) che ha richiamato alcuni elementi. Beh, ci sono mille altri modi di spiegarla questa cosa qui, ma era solo per dire che essere uno specialista del ricordo significa dimenticare un po' tutto, purché in certi momenti le parole si raggrumino, secondo il suono, la nostalgia o una qualsiasi sensazione, attraendo e recuperando visioni che si credevano perdute. Io poi penso che la nostra vita reale sia costruita (messa insieme) così, per mezzo di un'attrazione distratta che raggruma elementi.
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#11   09 Novembre 2006 - 13:56
 
Tradire qualcuno senza starci assieme e sperare che possa servire...romantico e rocambolesco!
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#12   09 Novembre 2006 - 14:30
 
bleu, mi fa piacere che l'hai notato, ero machiavellico, ah ah (sob)
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#13   10 Novembre 2006 - 08:22
 
Chi ti sta leggendo e chi ti ha letto ha indubbiamente ri-trovato qualcosa di sè...anche il tuo personale vissuto ha preso una configurazione universale per le sensazioni e riflessioni che ha suscitato...
fra tutte, una che mi ha colpita particolarmente -anche perchè la vivo spesso anch'io- è quella frequente tendenza a mettersi al di fuori di sè e fermarsi a "guardare" l'evento che si sta vivendo...l'unicità di quel momento e la consapevolezza della sua irripetibilità...quasi un invito ad assaporarlo, fissarlo, mentre esso si fa "massa di vita".
Forse dolendosi che non più ritornare così com'è...anche se i suoi connotati danno dolore!
Col tempo,
-anche "da non più di dieci minuti"!-
tutto diventa massa di ...ricordi, e talvolta fonte di nostalgia.
La tua intelliglibile analisi introspettiva fa quasi indovinare un rammarico ad essere così come sei probabilmente perchè ritieni che soffriresti di meno se fossi diverso...
almeno un pò.
Tutto ciò probabilmente
fa esperienza cui reperire... ispirazione.
Perchè s-forzarsi di "dire la verità"
a tutti i costi forzando la propria natura?
A guardar bene, con il principio di "costi e benefici"...
a fronte del rischio
di splendido isolamento* che deriva dalla "moderata esposizione all'altro" c'è indubbiamente la appagante, consolatoria, direi rilassante,
propria integrità.
Non già come presunzione infondata del sè ma come generosa disponibilità ad offrire all'altro non un multiplo,non un clone, ma un'unicità rispettosa dell'altrui e della propria umanità.
Se poi, il mezzo
-con o senza fanfare-
è la propria voce, la propria parola...
beh, caro Tez, la tua denota l'attenzione mai esausta di una coscienza che si muove tra perdita, rammarico e ritrovamento.
Poeticamente.


bisous !

*http://demimosas.splinder.com/post/9634060

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#14   10 Novembre 2006 - 14:03
 
No caro filosofo preferito! Era proprio il desiderio di tornare in questo post o posto o casetta o blog come preferiamo chiamarlo.
Che poi io sia una persona sfuggente e che mi nasconda dentro il gioco delle scatole cinesi è vero, ma solo in parte.
Il blog sulla piattaforma blogspot esiste dal 2003 e ai vecchi amori si ritorna sempre, come puoi ben vedere.
Grazie di questa bella ricognizione all'interno del "tuo posto" dove stare.

Elis
utente anonimo

#15   10 Novembre 2006 - 15:01
 
ah, dunque è un ritorno a casa, allora la favola di Pollicino calza a pennello, al posto dei sassolini tanti blog...
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#16   11 Novembre 2006 - 17:54
 
Potrei dire il contrario di me: di essere specialista della memoria (oddio...specialista, bum!) ma non del ricordo. Memoria non come capacità mnemonica, anzi, ma come ricostruzione continua di tessuti interrotti e sfilacciati, che non fanno storia, ma non per questo ...
I ricordi ingombrano, è bene che si sgretolino e che restino smozzicati. L'oblio impedisce che stiamo sempre a lucidare le lapidine nei cimiterini della nostra presunta identità.
Questo post mi ha fatto venire in mente (:-)) che possiedo un Dizionario della memoria e del ricordo. Sono andata a sfogliarlo e mi sono persa, così sono andata alla voce Mnemosyne "nominata per la prima volta in Esiodo. Sin da questa primissima attestazione la sua collocazione appare in netta antitesi rispetto al successivo concetto di memoria dell'antica mnemotecnica: dopo l'unione con Zeus, M. genera le Muse "affinchè esse - afferma esplicitamente la Teogonia - recassero oblio ai dolori e tregua alle cure". Insomma, magari non c'è stata storia (e lasciamo perdere la verità, poi) però c'è il suo racconto, che è ciò che basta a rinnovare Mnemosyne e a generare l'oblio necessario perchè lei sopravviva. Il resto, diceva qualcuno, è silenzio. Del nulla non so nulla.
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#17   12 Novembre 2006 - 09:14
 
non ricordo più cosa volevo dire... ;)
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#18   12 Novembre 2006 - 10:39
 
Troppo vero e troppo bello questo post, dannazione!... :)
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#19   13 Novembre 2006 - 10:00
 
biblio, siamo dello stesso segno zodiacale (io sono del 15) ;) che c'entra? Sicuramente qualcosa!
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#20   13 Novembre 2006 - 23:36
 
Oh! Sicuramente. :D
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#21   16 Novembre 2006 - 09:49
 
ho una particolare inclinazione al ricordo.
Degli altri.
Voglio dire: mi piace raccogliere i ricordi degli altri e ricordarli come miei.
E' un atto di mimesi (la memoria non è questo? Imitare, cioé ripodurre situazioni, persone, arie d'opera? Farle esistere di nuovo? Non le stesse, è ovvio: una loro imitazione)
E' così: imito i ricordi degli altri.
I miei no, non potrei mai.
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#22   16 Novembre 2006 - 09:49
 
(voglio dire: non si può imitare se stessi. Credo, no?)
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#23   16 Novembre 2006 - 12:55
 
Non so dire se il ricordo sia davvero un'imitazione, forse se riuscissimo a ricordare, che so, varie versioni dello stesso fatto, come fosse visto da angolature diverse, magari potrebbe succedere, al punto da dire, beh, ciò che è successo è questo, ora io lo riproduco con la memoria, ma possiamo fare un gioco diverso, e pensare: cosa resta fuori da questa imitazione? Sembra un problema di linguaggio, voglio dire, possiamo pensare così, a come sarebbe se ci vedessimo, in quel particolare frangente, da un altro punto di osservazione, ma potrei dire che sto sempre in un unico ricordo, che adotta però regole diverse, più comprensive. Il punto poi è anche questo: che cosa stiamo imitando col ricordo? La questione forse si pone in letteratura, non so, nella realtà diventa assai più complicata, filosoficamente poi è meravigliosa.
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