Finalmente ho acquistato una trilogia della amata Untitled Ed. A chi mi chiedesse perché l’ho fatto solo ora (lo so, nessuno nemmeno se lo sogna, ma facciamo finta che qualcuno mi chieda: perché solo ora?) risponderò che sono fatto così, quando c’è un piacere in vista, cerco di allungare al massimo i tempi. È un miserabile trucco che posso permettermi solo con gli oggetti sui quali ho il più completo controllo. Se devo leggere un libro che so mi piacerà molto (e lo so che mi piacerà molto, ho un sesto senso per questo) lo lascio da una parte e rimando l’apertura della prima pagina per un bel po’ di tempo, e questa attesa è piacevole. Inutile dire che questo aspetto del mio carattere mi ha procurato guai con qualche ragazza, alla quale non piaceva poi mica tanto aspettare, visto che su nessuna donna ho mai esercitato un controllo totale (è sempre successo il contrario). Siete scettici, volete sapere se esiste qualcuno in grado di controllare completamente una ragazza, plagiarla e piegarla interamente ai propri voleri? sì, esiste e io l'ho conosciuto (devo dire che il risultato era piuttosto deludente perché la ragazza in questione sembrava lobotomizzata, ma questo non vuol dire che questo tipo, durante tutti questi anni passati da allora, da quando lo frequentavo, non abbia perfezionato le sue arti perverse e assolutamente invidiabili).
Il primo libro, che ho letto ieri, è Sicilia, scritto da lei. Mi è piaciuto molto, sto dicendo la verità, il mio sesto senso ha funzionato.
Comincerò col dire che per prima cosa ho analizzato i miei pregiudizi, un lavoro un po’ gadameriano, forse. Notate come questo esordio intenda dare un tocco di nobiltà intellettuale a un post che si snoda in 9 semplici note, alquanto irrilevanti, criptiche e in alcuni casi (la 6 e la 8) ermetiche:
1) il primo pregiudizio (fuorviante) è che la scrittura sintatticamente semplice, come è quella di una spagnola che ancora non padroneggi l’italiano come noi e scriva in italiano, sia più pura. Che a una struttura sintatticamente semplice corrisponda un contenuto più puro, più vicino all’essenza delle cose (forse, qui, avvicino la scrittura di Maria a un particolare, affascinante linguaggio infantile, capace di connessioni metaforiche sorprendenti) (perché i bambini dicono il vero?).
2) Il secondo pregiudizio (sempre fuorviante) è che questa scrittura io la possa considerare “nuda” in quanto slegata da una rete di presupposti. Lo so che è una sciocchezza sesquipedale pensare che possa avvenire davvero, come se io potessi trasformarmi in un osservatore neutro, ah ah, molto furbo, davvero. Diciamo che non conosco Maria Carrazoni, non so quanti anni abbia, se sia una donna o un blog. Dice d’essere spagnola, ma se fosse una siciliana che si finge spagnola, oppure un uomo di 75 anni di Asti che dopo dieci lezioni di spagnolo fa finta di essere una spagnola che scrive in italiano? Ma allora è la molteplicità possibile dei presupposti a far sì che la scrittura mi appaia nuda (poiché ci sono tutti i motivi, nessuno escluso, perché una scrittura sia così e così, allora non ve ne è nessuno). Proietto la scrittura sulla mia pelle senza interruzioni tra il primo e il secondo tempo.
3) Per certi versi la scrittura di Maria mi ricorda il flamenco (ah ah, ridete pure, cinque minuti di pernacchie, lo so, è una banalità pazzesca), per via di quella tensione molto forte che trapela da una diffusa brachilogia. I gesti del flamenco sono le parole, le frasi la danza, occorre fermarsi tra una parola e l’altra per cogliere la tensione, la tensione consiste nel saper fermare il fiotto di parole (gesti) in una virgola, un punto, che sono i margini di una pista da ballo. Tutte le scritture mirano a una musicalità, a un ritmo, le migliori sono quelle che quando le leggi sei felice, balli con gli occhi e arrivi in fondo al periodo cantando e muovendoti a ritmo.
4) Sicilia mi ha dato l'immagine di un'isola invernale, fredda e battuta dal vento, ma parla espressamente di amore; che qui si tratti di amore sfortunato non importa, l’amore è di per sé sfortunato, fragile ed effimero, l’amore felice è qualcosa che richiama alla mente il sei al superenalotto.
5) In una proposizione inversa, quanto più la protagonista è mobile, quanto più si ha una fissità di pensieri d’amore; questo vuol dire che chi si muove molto ha un solo pensiero in testa? La poesia di Yeats calza a pennello
Prima canzone della dama
Mi aggiro torno torno
Come una belva bruta messa in mostra,
Né so chi io sia
Né dove io vada,
Il mio linguaggio costretto
In un unico nome;
Io sono innamorata:
Tale è la mia vergogna.
Quel che all'anima nuoce
La mia anima adora,
Come fossi una bestia
A quattro zampe.
(non ve l'aspettavate questa, eh?)
6) Di ciò di cui non si può parlare, si deve parlare (sono sicuro che Wittgenstein intendesse proprio questo, ma ha sbagliato a scrivere l’ultima proposizione e poi l’ha lasciata così perché suonava alla grande. Basta con la filosofia! Deve essersi sganasciato quando ha tirato fuori questo coniglio dal cilindro). Ma il si può unito al si deve sa tanto di etica formale kantiana, umh umh (posa plastica con mano al mento molto molto meditativa).
7) La tecnologia cospira contro chi ama. Il telefonino per l'innamorato infelice è come il filamento di una medusa molto urticante.
8) Se vado avanti come un mulo (...) parole come superficie (pagina 44). Deleuze, Logica e senso, la parola quale evento che mobilita e temporalizza dinamicamente l’essere immutabile nella sua presenza. Parole come una buccia, buccia, cumulonembi. Le parole di Maria mi carezzano e danno vastità, movimento, eco, una Sicilia che si muove veloce.
9) Amare chi non ti ama, esiste qualcosa di peggio? E’ qualcosa che si può evitare con la massima facilità e che risulta invece impossibile da evitare. Quando termino il libro mi sento affaticato, faccio una doccia e vado in palestra (quest’ultimo particolare non ha nulla di ermeneutico ma intende solo aggiungere una graziosa nota di stupidità alle impressioni di lettura).
