TheWreck

il blog di mauro de zordo

Chi

Utente: Tez
Nome: MauroDZ

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, giugno 25, 2007

Tracce

La sabbia riportata ha scatenato sensazioni contrastanti, alcuni preferivano com'era prima, allora ho preso delle palette e un secchiello e ho detto loro "Al lavoro, togliete tutta 'sta sabbia e riportate la costa come vi piaceva", come quando paperino combinava qualcosa a zio paperone e calcolava che avrebbe dovuto lavorare per seimila anni duecento giorni tredici ore ventisette secondi. I bagnanti-tecnici, che cambiano idea ogni giorno, dicono che questo inverno la spiaggia si ridurrà della metà per poi rimanere così per sempre. Intanto capisco che la gente non è mai contenta, prima si stava da schifo, tutta l'estate a litigarci sedici metri quadri di sassi appuntiti che alla prima mareggiata diventavano due; e noi a bisticciare su chi doveva stare in prima fila e ad accusare i poteri occulti da ombrellone di Quelli Che Stavano Sempre Davanti con le onde che gli si portavano via la sdraio. Stavamo stretti, davvero, tanto che si mischiavano i pensieri, io non sapevo se stavo pensando le mie cazzate o quelle del vicino. Però nemmeno questo spazio immenso va bene: E' troppo larga, La costa è troppo dritta, Troppo lontani bla bla.

Trent'anni fa la spiaggia, qualcuno dei lettori superstiti lo sa, venne mangiata dal mare. Un amico, che non vedo da cinquecento anni, adesso fa lo scrittore (o forse è sempre stato scrittore? Scrittori si nasce o si diventa? Ecco una ottima domanda alla marzullo) e dice giustamente che da piccoli eravamo "uguali ma diversi"; quando c'era la spiaggia. Di com'era a quel tempo ricordo pochissime cose. Abitavamo di fronte e se penso a lui ho una sola immagine, di un pomeriggio che andammo a giocare a pallone in certi campetti verso l'interno, dove ora hanno costruito un complesso residenziale, e usciva da casa sua con i pantaloncini e la maglietta che sembravano un po' larghi (era ancora un ragazzino e doveva ancora "sviluppare", come si dice) e una certa aria assorta e contraddittoria, distratta e concentrata al tempo stesso. Ma a pensarci bene (ecco il mio problema: pensarci bene) questo succedeva quasi tutti i pomeriggi, anzi tutti, e dunque questa immagine è quella archetipica, una costante, una linea di unione. Giocavamo a calcio anche sulla spiaggia, poi montavamo sulle biciclette e passavamo ore a cercare di sfracellarci in un preciso punto che percorrevamo in tutti i modi possibili, su due ruote, su una ruota sola, senza ruote sul gomito o sul ginocchio; fu così che imparai a memoria com'era fatto ogni angolo di quel posto lasciandoci sopra diversi centimetri di pelle.




Il ritorno della spiaggia, cento metri disseminati di fossili di conchiglia e madreperla, ha riportato alla luce anche un percorso di eventi minimi che conservano il tranquillo respiro dei ricordi: il sostegno di metallo dello zampirone che si arrugginisce appena lo guardi, mi è sempre rimasta la curiosità di sapere come potesse succedere così in fretta; la sabbia tra le dita dei piedi che sembra incollata; gli sprovveduti (soprattutto maschi-veri-maschi) che pretendono di camminare a piedi nudi su novanta metri di rena rovente a mezzogiorno e urlacchiano sommessamente. I granelli sul pavimento di casa, l'odore diverso degli asciugamani. Una scritta, ora cancellata, che un amico irresoluto fece con la vernice spray azzurra, quando l'Italia vinse i mondiali di calcio nel luglio del 1982, che recitò per lunghissimo tempo "Forza I" su uno dei muretti che costeggiavano la strada.




La sensazione che ho trovato facendo domande idiote a tutti (del tipo Ti piace più adesso o prima?) è quello della spaesatezza, come se questi trenta anni di scogli e sassolini siano un bagaglio troppo importante, pesante, come se il ritorno alle origini  - quando piantavamo gli ombrelloni da soli col risultato che al levarsi della brezza c'era un crollo collettivo come di esistenze spezzate o come quei paesaggi di foreste abbattute da una nube piroclastica - abbia trovato tutti impreparati; mi sembrano, quando biascicano critiche storcendo la bocca, attaccati a quel poco che avevamo come i vecchi alle loro abitudini tenere e miserabili. Sono diventate patetiche le panchine bianche che fino a due mesi fa si affacciavano sul mare, e dove tutti si fermavano al tramonto, e che ora sono quasi sommerse dalla sabbia polverosa. Ci vorrà tempo prima che tutti si adeguino a questo nuovo stato di cose, e magari quando si saranno faticosamente abituati la spiaggia verrà divorata di nuovo da una decina di libecciate. Ah ah.

postato da: Tez alle ore 12:15 | link | commenti (2)
categorie: diario, estate

Commenti
#1   26 Giugno 2007 - 00:07
 
Io mi ricordo il coro delle ragazze dell'Oasi durante le partite di pallone (Marco-Massimiliano-Mauro!). Mi ricordo le tette di Laura Lagrasta cresciute a dismisura dopo una cura ormonale, che tu hai potuto toccare e io no. Mi ricordo Zi' Roberto, quello che ogni tanto al campo si buttava per terra e schiumava dalla bocca. Mi ricordo il tuo speedo bianco. Mi ricordo le perline dell'Emporio Russo. Mi ricordo il terrorista nero Gianluigi Esposito che faceva jogging con il colletto della Lacoste blu alzato. Mi ricordo che Mauro Lugli aveva un gommone che chiamava "battello". Mi ricordo il tuo levriero afgano che una volta saltò (o me lo sono sognato?) il vostro cancelletto in ferro battuto e si fermò davanti casa mia.
Mi ricordo Antonello Silanos che cantava "The year of the cat" col microfono dell'arbitro, sulla panchina bianca del campo da tennis. Mi ricordo che tu, Marco e gli altri giocavate a Peppa e io vi guardavo senza capire nulla (anni dopo ho imparato anch'io sul computer e sono diventato un campione assoluto: giocavo con avversari che chiamavo Salinger, Rushdie e Pynchon). Ricordo che ti invidiavo tutto: i capelli biondi, il vespone, i tuoi fratelli, tua madre, le tue fidanzate, il vitalismo un po' fascistoide, le Lacoste, i costumi. Mi ricordo Fabio Cicioni, che prima era fascista e poi comunista. Mi ricordi i capelli lunghi e sbiondati di Luciano Esposito. Mi ricordo dell'altro Mauro, di cui non dirò il cognome, che quando calava il buio, credendo di non esser visto, andava a largo e si sparava una sega. Mi ricordo che mi sentivo insufficiente, inadeguato, in ogni occasione. Ricordo che un'estate, sotto l'ombellone, mia madre si è scoperta un nodulo al seno e tutta la mia vita è cambiata di colpo.
utente anonimo

#2   26 Giugno 2007 - 10:16
 
Le tette di Laura erano davvero straordinarie, i Lagrasta hanno venduto casa e lei non l'ho più vista; anche io invidiavo un sacco di altri ragazzi, pensa tu, e mi sentivo molto inadeguato (l'essere uguali ma diversi, accidenti). Zi' Roberto era anche maniaco sessuale e inseguiva tutte le donne che si avventuravano da quelle parti, poi pretendeva di giocare a pallone con noi ma poveraccio gli si incrociavano le gambe e dopo dieci metri aveva il fiatone; Marco Silanos è diventato pigrissimo e non viene più qui, la sua casa è in vendita. Gigi Esposito quando giocava a Peppa con mio fratello veniva chiamato "Topone" e insieme facevamo gite puerili con la sua jeep sui monti intorno. Quel pazzo di Noor (il levriero) che lasciò i segni dei suoi denti su tutti i miei amici. Fabio Cicioni anche lui non si è più visto, la grande casa dei genitori è stata divisa tra gli altri due fratelli più piccoli che però stanno litigati di brutto. Chissà cosa facevo a quel tempo, è tremendamente ironico trovarsi descritti in modo così diverso da come sentivo d'essere. La mia vita cambiò quando rimasi ottanta giorni in ospedale e divenni meno invidiabile, direi. Ieri c'era mare mosso e mi son messo a fare il bambino con le onde.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Tez

Commenti